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Era
un'antica stazione romana posta lungo la via Annia. Fortificata
in epoca longobarda e successivamente rafforzata dai Carraresi,
di Agna si cominciò a parlare in alcune donazioni
del 954 secolo, quando il territorio aggregato alla corte
di Bagnoli, venne donato dai duchi Almerico e Franca ai
monaci di S.Michele di Brondolo. |
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| Nel
970 già qui esisteva un castello (forse romano
o longobardo o carolingio): lo stesso castello nel 1230
viene descritto con tanto di torri di guardia e ponti
guardati a vista dai soldati. L'aveva voluto Giacomo da
Carrara ed era così fortificato che Jacopo da Carrara
vi si rifugiò assieme a mille uomini dopo aver
abbandonato il castello di Anguillara, in fuga da Ezzelino
da Romano; ma qui nel 1239 venne raggiunto e portato in
catene a Padova, dove nel 1240 fu decapitato al Ponte
delle Navi (Contrà S.Giovanni). Il maniero subì
la distruzione. |
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Anticamente
il territorio era paludoso, situato tra Adige e Bacchiglione
e vi si trovavano acquitrini così estesi da essere
chiamati laghi. Ci furono bonifiche e opere di canalizzazione
a partire dal 1498 per volontà delle famiglie Papafava
dei Carraresi, proprietaria di gran parte delle terre,
e Montereale, consorziate ai benedettini di Correzzola. |
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Dieci
anni prima che venisse scoperta l'America, il 4 novembre
1482 Gasparo Maria de Molin quondam Rustighello di Rovigo,
lasciò in eredità i suoi beni di Agna (377
campi) al monastero rodigino di S.Bartolomeo. Li aveva
ereditati da Zanino de Molin che li aveva a sua volta
acquistati dalla Serenissima nel 1406 assieme alle terre
di S.Siro.
Gli abati si stabilirono in una casa del de Molin, ma
non investirono molto in quelle terre, popolate da casoni
di contadini (gli ultimi 50 sono scomparsi ai primi del
Novecento). |
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Oggi
dell'antica corte monastica di S.Bartolo non si vedono
più alcuni corpi di fabbrica.
Nel 1534 venne scavata la fossa tra Agna e Arre, che ancora
convoglia tutte le acque nel Canale dei Cuori e nel Brenta.
Nel 1683 i monaci avevano bisogno di riaffermare la proprietà
su quelle terre, quindi costruirono un Oratorio, ma la
loro presenza fu un insuccesso e dei frati nel Settecento
non c'era più nemmeno l'ombra. |
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Gravi
carestie e inondazioni si susseguirono nel 1770 e nel
1773 gettando il paese in un profondo stato di prostrazione,
da cui si risollevò solo durante il dominio austriaco
dell'800.
Tuttavia con i moti del 1848 il monastero di S.Bartolomeo
e Palazzo Papafava vennero distrutti. |